Il consulente in proprietà industriale, questo sconosciuto

Il consulente in proprietà industriale, questo sconosciuto

[dr.ssa Laura Zanatta – Consulente in Proprietà Industriale] Quando dico il lavoro che faccio, i miei interlocutori, anziché esclamare:”Fiko!” come mi aspetterei, mi guardano con un’espressione interrogativa che la dice lunga sul modo in cui questa professione viene concepita dai non addetti ai lavori. E io puntualmente mi trovo a spiegare (a ridurre, ahimè) in due parole cosa in realtà faccio. Il consulente in proprietà industriale si occupa di marchi o brevetti, o di entrambi. Se si parla di brevetti però già l’espressione cambia: il brevetto è sentito come un valore importante per l’azienda, è l’invenzione preziosa e segreta che è costata ore di ricerca e di prove e che porterà onore e guadagno all’inventore. Di conseguenza, il lavoro del consulente in brevetti è ritenuto importante e necessario per aiutare l’inventore a tutelare la propria scoperta. Ecco, il consulente in marchi fa una cosa simile, curando non i brevetti, ma appunto i marchi.   Ma partiamo dall’inizio: chi è un consulente in marchi? Per forgiarsi di questo titolo una persona deve essere:
  • laureata,
  • aver compiuto un tirocinio di diciotto mesi in una struttura che si occupa di tutela della proprietà intellettuale,
  • aver sostenuto e superato l’esame nazionale (scritto e orale) di abilitazione,
  • essere iscritto all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale e soddisfare tutte le richieste previste per legge (tra cui l’osservazione del codice di deontologia e la formazione continua).
Quindi stiamo parlando di una persona la cui competenza è stata valutata da professionisti iscritti all’Ordine, che è soggetta alle regole di tale Ordine professionale e che, in quanto tale, è l’unica a poter rappresentare l’imprenditore di fronte all’ufficio italiano brevetti e marchi. Per far comprendere in due parole chi sono mi piace usare l’espressione: “Un incrocio tra un avvocato e un responsabile marketing”. E in realtà è così: il consulente in marchi conosce le norme che regolano la tutela dei marchi ma possiede anche quella sensibilità che è propria degli esperti in marketing e comunicazione. Perché il marchio comunica prepotentemente cosa fa l’imprenditore. E’ la prima cosa che l’imprenditore dice di sé: il nome del proprio prodotto, l’oggetto del proprio lavoro. E’ un patrimonio da tutelare e da valorizzare. E occuparsi di marchi non è un lavoro banale, né poco impegnativo. I casi in cui gli imprenditori si rivolgono al consulente in marchi sono svariati: il marchio è usato da tempo ma un concorrente l’ha copiato e registrato, un marchio mai usato di cui si vogliono capire la potenzialità e la disponibilità, il marchio è già protetto ma oggetto di contraffazione, un marchio che sembra perfetto ma che è già stato usato da altri…e via dicendo. E qui il consulente entra in gioco. Come? Tra le altre cose:
  • Eseguendo accurate ricerche di anteriorità per valutare se esistono marchi uguali o simili tramite banche dati di complessa e a volte anche costosa consultazione (non basta digitare un nome su Google),
  • indirizzando il cliente sulle classi merceologiche da rivendicare e sui prodotti di interesse attuali e futuri,
  • indicando all’imprenditore i mercati di sviluppo possibile per il suo marchio e aiutandolo a effettuare i depositi esteri (le cui regole variano di Paese in Paese),
  • adoperandosi per difendere i diritti del proprio cliente, redigendo diffide e opposizioni o predisponendo richieste di sequestri.
  Ogni imprenditore sa quali sono le cose importanti per la sua azienda, una tra queste è il marchio. E’ il nome della sua creatura, in cui ha messo passione e ha investito risorse. Parla di lui e della sua vita. E’ un bene che merita il meglio, va protetto, curato e valorizzato. L’imprenditore mette intuizione e creatività, il consulente in marchi tecnica e strategia. E insieme vincono.